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Superman: Cuori Perduti |
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Lost Hearts (Superman #189, Action Comics #798, Man Of Steel #133, Adventures of Superman #611) (2003)
Superman: Cuori Perduti TPB (Planeta DeAgostini) - Superman TP 23: Cuori nella Tormenta (Play Press)
di Geoff Johns, Joe Kelly, Pasqual Ferry, Dwayne Turner, Tom Derenick
Superman si addentra in un quartiere disadattato, in cerca di Lana Lang:entrambi perdono la faccia più che il cuore, in uno dei momenti infelici del postcrisi
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Non si può tradire lo spirito di un'icona con il pretesto di volerla umanizzare. Non si può confondere il dubbio con l'ambiguità. Non si deve scivolare nel torbido e poi risalire facendo finta di nulla.
Questo, purtroppo, è uno dei grandi equivoci alla base della maggior parte della vita editoriale di Superman da Byrne in poi, culminata in uno sciagurato quinquennio abbondante che va dall'ultimo Jurgens (quello de La morte di Clark Kent, 1997) ai primi anni del 2000.
La storia di cui si parla, ovviamente, non fa eccezione, con l'aggravante di possedere, però, alcune (poche, a dire il vero) idee interessanti che nel corso del racconto vengono letteralmente buttate nella spazzatura. Una di esse consiste nel concentrare la vicenda sui sentimenti e sulla natura del rapporto tra i due protagonisti, Clark e Lana Lang, con un breve passato da fidanzati all'epoca del liceo: un buon presupposto per costruire un'avventura piacevolmente atipica, dolciastra, con poca azione e molta introspezione, e con quella malinconica tensione tra l'amica di infanzia che avrebbe voluto essere il grande amore, e il grande amore che non si vede in altro modo se non come amico di infanzia, poiché, a sua volta, ha trovato il proprio grande amore in un'altra donna.
Invece Geoff Johns (ancora lontano dalle prestazioni in Superman e la Legione dei Supereroi e Superman: Brainiac) e Joe Kelly (ancora lontano dal capolavoro Cosa ci trovate di tanto divertente nella verità, nella giustizia e nello stile di vita americano?) raccontano una storiella urbana in cui Lana Lang, dopo aver finalmente capito che suo marito Pete Ross non ha fatto questo grande affare diventando il vice del presidente degli Stati Uniti Lex Luthor, decide di scappare via di Casa (Bianca) e di darsi alla macchia, tra vita di strada e foto osé. Il coniuge, povera stella, ha la brillante idea di mettere sotto le tracce della moglie il suo ex fidanzato dei tempi del liceo (per l'appunto, Clark), il quale, pur disponendo di poteri semi divini e della fiducia incondizionata di tutta l'umanità, ha a sua volta la brillante idea di vestirsi in borghese e fingersi un uomo comune nei sobborghi della città, tra derelitti, prostitute e papponi, con la disinvoltura di Mr. Bean (sgamano tutti che è, minimo, un poliziotto) e l'impenetrabile travestimento di una barbetta appena accennata (e non ci sono nemmeno gli occhiali!).
Aldilà dell'improbabilità della trama, a far più rabbia è il trattamento riservato ai personaggi principali: Lana e Clark tradiscono con una facilità disarmante i loro rispettivi coniugi, concedendosi ad appassionate effusioni senza che ci sia la minima ombra di senso di colpa in nessuno dei due.
Non si prenda questa come una filippica moralista: a essere condannata non è la presenza dell'adulterio o di allusioni sessuali in quanto tali, ma con il palese errore di lettura ai danni di Clark/Superman, completamente fuori personaggio nella sua ambiguità sentimentale e nella sua immersione in un contesto urbano e realistico, e con l'insensato rifiuto della fiaba e del racconto fantastico, i cui toni si prestano molto meglio al contesto narrativo dell'Uomo d'Acciaio.
Dal punto di vista stilistico, la scrittura è mediocre, sconnessa, discontinua. L'alternarsi di scene d'azione e di dialogo è spesso brusco e dà l'impressione di una mancanza di equilibrio a partire da soggetto e sceneggiatura.
La comparsa di Power Girl, il flashback sulla giovinezza di Clark e Lana, il tema (mal sfruttato ma potenzialmente bello) degli “annebbiacuori”, si inseriscono a forza nella narrazione come corpi estranei trapiantati dall'esigenza di far capitare qualcosa ogni ventiquattro pagine. I disegni non vanno oltre la media supereroistica se non grazie a Turner, che comunque toppa il design di Superman. Ma in fondo, non si può dire che non siano adatti a una storia priva di qualità come questa. |

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