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Universo DC: Supergirl 1 |
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Supergirl #1 - 23, Showcase´96 Nº 12 (1996)
Universo DC: Supergirl 1 di 5 (Planeta DeAgostini)
di Gary Frank, Peter David, Leonard Kirk
Umanità e redenzione di un'icona, modelli alternativi di femminile e di religione, un ritratto spietato della provincia americana: Peter David racconta la sua favola.
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Una precisazione per chi non lo sapesse. Quella di cui si legge in questo primo volume (di quattro) della serie Universo DC dedicata alla Ragazza d'Acciaio, non è la cugina di Superman Kara Zor-El, personaggio della mitologia classica supermaniana (ossia, pre-Crisis), oggi diventata adolescente inesperta e indecisa, protagonista delle ultimissime saghe New Krypton e World of New Krypton.
Quella di queste pagine è la creatura dell'immediato post-Crisis di nome Matrice, un essere composto di materia protoplasmatica con le sembianze di Lana Lang e il costume rosso/blu provvisto di gonna, creata nella Terra di un “Universo Tasca” di cui è rimasta l'unica sopravvissuta e accolta sulla Terra del nostro universo da Clark e dai suoi genitori.
A questo personaggio, Peter David (The Incredible Hulk), aiutato dal plasticismo di disegnatori come Leonard Kirk (Detective Comis, Aquaman) Ed Benes (Superman, Justice League of America) e Gary Frank (quest'ultimo, forse, ancora acerbo se confrontato con i virtuosismi delle ultimissime saghe su Action Comics), ha donato una vera e propria seconda origine, ma soprattutto una validità e una dignità artistica che probabilmente non ha mai avuto prima. La sua Supergirl, risultato di un eroico “sacrificio” in cui si è unita, in un unico corpo, con la sbandata Linda Danvers salvandole la vita, è una straordinaria metafora di redenzione e umanità: quella che Matrice, un essere vivente artificiale, (ri)conosce nella fusione con un'umana, e che Linda trova praticamente ex novo, non solo evitando la morte, ma soprattutto abbandonando il proprio inquietante passato legato a sette sataniche e amicizie pericolose. Inoltre, la Ragazza d'Acciaio ha il merito di uscire dai soliti stereotipi femminili: né fichetta vanitosa e vanesia, né bad girl manesca e ignorante, né tantomeno addomesticato angelo del focolare, la sua è una personalità a tutto tondo, profonda e sensibile ma anche lucida e determinata, che non pende dalle labbra maschili di nessuno, ma non rinuncia a vivere la pienezza dei suoi sentimenti.
C'è, però, molto altro, anche al di fuori della protagonista. Gran parte degli episodi viene costruita attorno a temi importanti, spesso vere patate bollenti dell'esistenza e dell'attualità, su cui vengono compiute riflessioni sempre “scomode” e mai banali. Le maggiori attenzioni sono però rivolte alla religione e alla società americana: la prima, esplorata con acuto senso critico nei confronti delle sue forme istituzionali, ma con profondo rispetto (se non, in alcuni momenti, devozione) nei suoi legami con il trascendente (intelligente ed efficace il modo in cui sono rappresentati Dio e il diavolo, e lo stesso vale per gli angeli); la seconda, dissacrata e demistificata da uno sguardo lucido e ironico che non risparmia nessuno (nemmeno i genitori di Linda) e che mina gli stessi valori fondanti su cui essa si basa.
Non crediate, però, di trovarvi di fronte a un fumetto “pesante” o “serioso”. Al contrario, il suo miglior pregio è proprio quello di rimanere sobrio, leggero, equilibrato nella sceneggiatura e scorrevolissimo nella narrazione. Una fiaba, una bella fiaba, su come il bello e il buono siano da cercare dove meno ce lo si aspetterebbe. |

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