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Superman: Brainiac |
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Brainiac (Action Comics #866 - 870) (2008)
Superman 26 - 29 (Planeta DeAgostini)
di Geoff Johns, Gary Frank
Un imponente pericolo alieno dal passato di Kal-El ... Una città che rischia di essere miniaturizzata ... Johns, Frank e la perfezione di Superman.
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Superman: Brainiac è la storia perfetta di Superman. Non solo e non tanto per il pur indiscutibile valore artistico dell'opera, ma soprattutto da un punto di vista mitologico, iconografico, tematico, di personaggi, stile narrativo, linguistico (fumettistico e non), e genere letterario. Se a prima vista Geoff Johns (Sinestro Corps, Lanterna Verde: Rinascita) racconta una tipica storia di invasioni aliene in cui l'antagonista dell'Uomo d'Acciaio è il nemico storico Brainiac, a colpire è la grande sintesi con cui l'autore dà vita, anima e caratteri all'intero universo del personaggio senza sacrificare nulla in emozioni, riflessioni, introspezione e sviluppo della trama.
Dall'ambiente del Planet, la cui umanità, composta indifferentemente da comprimari pre Crisi (Steve Lombard) e post Crisi (Cat Grant, Ron Troupe), oltre che dai soliti Perry e Jimmy, è tanto viva quanto varia, ai genuini e adorabili mamma e papà Kent, passando per il rapporto tenero e complice con la moglie Lois, quello amorevole ma tormentato con la cugina Supergirl, e quello lontano e “irrisolto” (presto si vedrà perché) con le radici kryptoniane, ogni aspetto della vita di Superman viene affrontato, sia a margine che al centro della storia, grazie alla consueta scrittura sobria, ordinata e neo-classica, senza che un tema si sovrapponga mai all'altro, o pesi su un racconto in cui l'azione fila a perdifiato.
E poi c'è Superman, che, grazie alla straordinaria sinergia con un Gary Frank (Supergirl, Supreme Power) dal tratto sempre elegante e quasi sudamericano, raggiunge storicamente l'apice della sua maturità: con un fisico una volta per tutte “semplicemente” atletico e il volto del compianto Christopher Reeve, Kal El mostra una sensibilità così enormemente umana da essere sovrumana; la sua gentilezza, spina dorsale del suo carisma, diventa la vera fonte di ispirazione per chiunque gli stia intorno; e poi, nel confronto con Brainiac, la grande intuizione di Johns, secondo cui l'Uomo d'Acciaio rappresenta la metafora del diverso, del meticcio né terrestre né kryptoniano, che proprio in virtù della sua diversità salva il mondo. Ed è, inoltre, proprio la consapevolezza di questa diversità a rendere nuovamente (e per fortuna) timido e amabilmente impacciato l'alter ego Clark Kent, mettendo da parte l'odioso yuppie conosciuto da Byrne in poi.
A voler essere onesti, in questa storia ci sono forse solo due pecche, che purtroppo avranno ripercussioni future. Ma si preferisce non svelarle. Questo, tuttavia, non mette in discussione il fatto che il Superman di Geoff Johns e Gary Frank sia in assoluto uno dei vertici più alti della storia del personaggio, se non della storia recente del fumetto supereroistico. |

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