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Superman: Per il Domani |
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For Tomorrow (Superman #204 – 215) (2004)
DC Universe 13 - 24 (Play Press)
di Brian Azzarello, Jim Lee
Superman ha il potere di fare sempre la cosa giusta: e questo sembra lo stìa ponendo al di sopra degli umani... Zod capeggia la crisi tra Kal-El e la Terra.
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« Essere chi sono io non è facile. »
Con queste parole, inizia la rivisitazione dell’Uomo del Domani da parte dello sceneggiatore Brian Azzarello. Sin dalle prime battute la storia si configura per l’abilità straordinaria di questo autore, che, attraverso una brillante costruzione di dialoghi, si dimostra assolutamente geniale nel sovrapporre i piani della narrazione, caricando la storia di frasi “a doppia locuzione”, in funzione delle quali in uno stesso assunto possiamo ritrovare a un tempo le parole di Superman e quelle del suo principale interlocutore in questa storia:padre Daniel Leone.
La sceneggiatura, molto curata, prevede che frasi di Padre Leone siano sovrapposte a immagini di Superman, a sugello di questa sovrapposizione spirituale.
Ma cos' hanno in comune questi due personaggi?
L’ironia beffarda del destino vuole che entrambi vivano nello stesso momento la disperazione della perdita.
Un cancro... La perdita di una moglie (migliaia di persone, tra cui Lois Lane, sono infatti scomparse in tutto il mondo, apparentemente, senza un motivo preciso), Queste due cose possono privare la vita di un uomo dei suoi significati.
Ed è per questo che Superman comincia a chiedersi se egli stesso non sia un freno allo sviluppo della forza e della capacità degli uomini, più che un sussidio a esse, dato che ha imparato che l'umanità tende spesso ad abusare delle proprie risorse.
Essenzialmente, questa è una storia sull’indissolubile legame tra la fede e la paura: si crede perché si ha bisogno di farlo, perché ci si vuole affidare a qualcosa. Ma laddove la paura diventa certezza, laddove la speranza diventa rassegnazione, è gioco forza che anche la fede si tramuti in egoismo.
Per un dio fra gli uomini quale è Kal-El sulla Terra, cosa può esserci di pauroso? Cosa potrebbe temere egli in modo similare a come gli umani temono la morte?
La vanificazione degli ideali cui si è sempre ispirato e in cui ha sempre creduto, forse L'Uomo del Domani, si rende conto che, a ben guardare, la filantropia non può essere scevra di un certo intimo senso di superiorità.
« Finalmente vedo il vero Kal-El. »
Zod (storico nemico kryptoniano di Superman, relegato da tempo nella zona fantasma, anch'egli protagonista di questa storia), con queste parole, sembra alludere a un concetto molto semplice: la “democrazia” di Superman è fondamentalmente valida soltanto fino a che le sue scelte sono condivise dagli altri. Ma nel momento in cui si mettono in dubbio le sue decisioni, in un confronto da pari a pari, il dispotismo, sicuramente illuminato, intrinseco al suo carattere, viene fuori. È come se la sua ricerca del buono in tutto e in tutti, lo legittimassero intimamente a ritenersi depositario, in ogni contesto, della giusta via.
«Ho perso mia moglie!»
«Come altre 74000 persone.»
«Le stai paragonando a me?»
«La tua capacità di provare dolore è maggiore della loro? »
Un senso di superiorità vigliacco, certo, che tuttavia Batman sembra apprezzare. La natura che Superman tira fuori in questo momento di pressione, quella natura che egli si è sempre sforzato di tenere a freno dietro la maschera del “boyscout”, è la stessa che invece da tempo Bruce vanta e accetta. I due si dimostrano intimamente simili, splendidi nella loro “inumanità”.
La critica di Azzarello alla società americana è qui neanche troppo velata. Un moralismo quasi bigotto, tendente all’autoritarismo e alla presunzione d’infallibilità, sono, fondamentalmente, caratteri speculari di quella società americana al cui grembo Superman, si è nutrito. Di fronte alla richiesta d’esilio di un intero mondo, nella forma dei sui Quattro Elementi Primordiali, Superman rifiuta, minacciando di distruggere il pianeta stesso. Certo, c’è in gioco la vita dell’umanità, ma in questo non si ritrova forse la mentalità di una nazione che antepone se stessa al destino del terra che abita?
D’innanzi a un dio l’umanità avrà sempre paura. Il solo cercare di fare la cosa giusta, l’essere in potere di farlo, pone Superman al di sopra di tutti gli altri esseri viventi. E questa, seppure indiretta, nondimeno è una colpa. Nel riplasmare la Zona Fantasma in un mondo perfetto e ideale dove l’umanità potesse vivere felice e appagata, Kal-El si erge a demiurgo del destino umano, e a padrone del suo libero arbitrio.
Cercare di evitare quello che considera l’errore di suo padre, il non avere, cioè, tempo sufficiente per salvare il suo mondo, lo spinge a trasformare quello che era un inferno d’aridità in un paradiso. Ma il suo è un errore di valutazione: non fu Jor-El a fallire nel salvare Krypton, fu Krypton che non volle essere salvata. Kal-El ha creduto di poter offrire un mondo perfetto agli uomini: ma si tratta della sua perfezione, del suo ideale di bene. Il sommo bene degli uomini non è la pace. È la libertà.
Se un giorno un dio li privasse della libertà per poter garantire loro la felicità, essi si ergerebbero contro di lui stringendo un patto con il demonio. Il problema è che, come in tutti gli Inferni, anche nella Zona Fantasma regna un demonio. E, al pari di altri Inferni, anche questo trova nel suo principale demonio una figura di spessore epico inarrivabile, di orgoglio smisurato, di grande senso dell’onore e del valore. Zod si pone a capo delle schiere umane in rivolta, rivendicando la sua prigione, la sua dannazione e il suo Regno.
Per chi crede nel bene, nella giustizia, nella moralità dell’essere umano, trovarsi di fronte al male assoluto è una sconfitta. Perché se è possibile distinguere con chiarezza la malvagità, viceversa il bene e la giustizia restano chimere alla deriva nel mare della fede e della speranza, soggette a relativismo di valori e prospettive.
Ma il riscatto di Superman non tarderà ad arrivare. Tutto ciò che egli rappresenta nasce dalla fine di un mondo, dall’estinzione di un popolo. La sua stessa esistenza dovrebbe stare a significare che il lieto fine non esiste. Nondimeno egli riesce a dimostrare che la sua fede nell’uomo e nei suoi propri valori è inestinguibile.
Allora perché fa quel che fa? Perché può. Perché deve. Perché vuole. Senza troppe domande, senza esitazioni. Kal-El rinsalda il suo legame d’amore per l’umanità, riscoprendo l’infinita forza del suo sentimento per Lois: la sua luce, la sua religione. Per l’amore che egli le porta, tutta l’umanità diviene degna d’amore ai suoi occhi. Perché è grazie a lei, se un alieno incapace di scaldarsical tocco del sole, riesce finalmente a
sentirsi un uomo.
E la nuova fortezza della solitudine, simbolo di un rinsaldato legame fra la Terra e il suo Campione, non è immersa in uno sterile e isolato gelo, ma nel verde vitale e fecondo di una foresta sudamericana, cui le matite dell’ineguagliabile Jim Lee, accompagnate dalle ottime chine di Scott Williams, contribuiscono a dare risalto e spessore. |

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