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Superman: La Caduta Di Camelot |
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Camelot Falls (Superman #654 - 658, 662 - 664, 667 - 668, Superman Annual #13) (2006)
Superman 1, 2, 3, 4, 5, 12, 13 (Planeta DeAgostini)
di Kurt Busiek, Carlos Pacheco
Superman è davvero un pericolo per il mondo che protegge? Secondo Arion, Kal-el dovrà rinunciare alle sue eroiche gesta, se vuole evitare l'Apocalisse...
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Con il numero 13 del mensile Superman si conclude l’ambizioso story arc di Kurt Busiek e Carlos Pacheco, entrato nel vivo dal numero 4, ma iniziata sul numero 1, con una deliziosa storia di anniversario tra Lois & Clark. Un ciclo, quello de La caduta di Camelot (Camelot Falls in originale), molto articolato, pieno di spunti di riflessione e di momenti intensi, pur se all’interno di un impianto narrativo
tutt’altro che perfetto.
Alla base di tutto, un’ipotesi interessante da parte di Busiek, una di quelle domande fetenti e un po’ rompiballe tipiche dei fumetti di supereroi: e se Superman, nel proteggere l’umanità dalle minacce che di volta in volta le si presentano, in realtà non faccia altro che rimandare una delle tante inevitabili catastrofi che nel corso della storia hanno portato alla fine di vecchie civiltà e all’inizio di nuove, ma che stavolta a forza di rimandare ne abbia accresciuto il potere distruttivo al punto da condannare l’intera umanità all’Apocalisse?
E’ proprio da questo punto che comincia la vicenda: flash-forward su un futuro in cui l’Uomo d’Acciaio è presumibilmente morto e un impero del Male nato in Medio Oriente e capeggiato da un potente cattivissimo Khyber sta per dare il colpo di grazia agli ultimi scampoli del solito esercito di resistenza star-spangled, tra le cui fila si notano Lois Lane, Jimmy Olsen, un Lex Luthor turned good, un Parassita che ormai crede di essere Clark Kent e ci prova con Lois, e un supereroe iraniano di nome Scirocco, giusto per dire che tra gli arabi ci sarà pure qualcuno che non sia un terrorista. Ma attenzione, questa non è (per ora) la realtà, ma una visione che il misterioso stregone Arion mostra a Superman, spiegandogli l’ipotesi citata poc’anzi e cercando di convincerlo a ritirarsi dalla carriera. Kal El, nonostante tutti i dubbi che lo assalgono, decide di proseguire nella sua missione e rifiuta la richiesta di Arion, il quale ovviamente si troverà costretto a usare le maniere forti, e a ingaggiare con il kriptoniano il combattimento che metterà fine alla storia.
Sulla base di questa trama, la narrazione si sviluppa tra alti e bassi, con picchi di buona eleganza e grande sensibilità (l’emozionante capitolo su Subject 17, il salvataggio della bambina ispanica che fornisce a Superman le giuste motivazioni per opporsi ad Arion), ma anche con lunghi tempi morti (il soporifero capitolo sui New Gods, gli interludi con il Burlone, la Justice League e la squadra speciale K, che sembrano avere solo due funzioni: dare inutili rotture di scatole a Superman e aumentare il numero di pagine). Inoltre, non è felicissima la scelta da parte di Busiek di scegliere come distruttori dell’umanità dei personaggi mediorientali e chiaramente musulmani, e lo stesso Scirocco puzza un po’ troppo di salvataggio in corner con uno stantio politically correct.
Tuttavia i personaggi non sono molto stereotipati, e il primo incontro tra Superman e Scirocco è ben costruito e con dei dialoghi niente affatto banali. A fare la parte del leone, bisogna dirlo, è il tratto pulito e impeccabile del disegnatore Carlos Pacheco, il cui Superman è maestoso e iconico. Le scene d’azione, come anche quelle “banalmente” di volo, sono sempre grandiose e dinamiche, con un uso molto vario di inquadrature che non diventa mai virtuosismo fine a se stesso e mette sempre in primo piano lo story telling. Vale la pena menzionare il duello finale nelle profondità dell’oceano tra l’Uomo d’Acciaio e Arion, in cui il disegnatore spagnolo offre una spettacolarità non inferiore a quella di un
colossal cinematografico di Hollywood.
In conclusione, una storia discreta, in alcuni tratti davvero bella, in altri mediocre, in cui a sostegno di Busiek c’è sicuramente un Pacheco in stato di grazia. |

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