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 Cosa è accaduto al Cavaliere Oscuro, dopo gli eventi di R.I.P? Lo scioccante legame tra Batman e le pagine di Final Crisis #6: Dettagli ed approfondimenti. |

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E' finita.
A ormai pochi giorni dal termine di Final Crisis, lo strabiliante maxievento destinato a mutare per sempre le sorti dell'universo DC, il destino dell'Uomo Pipistrello non è più un mistero.
Dopo settimane di forte attesa da parte dei fans, la girandola di eventi che ha condotto il Cavaliere Oscuro in una profonda spirale discendente, ha subito il più forte degli scossoni, segnando, come poche volte in precedenza, un nuovo punto fermo nella continuity del personaggio.
Per l'occasione, World's Finest.it vi accompagna in un'analisi scandita degli ultimi passi, che hanno segnato quello che sembrerebbe essere il più scioccante e drammatico capitolo nella carriera del Cavaliere Oscuro.
ATTENZIONE! Ricordiamo ai nostri lettori che quanto segue, potrebbe rovinare le rivelazioni dei futuri risvolti nell'attuale serie mensile italiana. |
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Pochissimi applausi e un numero esponenziale di critiche: queste, in sostanza, le reazioni dei lettori alla morte di Batman.
Sulle pagine di Final Crisis #6, la vita dell'Uomo Pipistrello è stata fatalmente interrotta, sotto i colpi mortali del tiranno Darkseid.
A seguito della "tragedia", orde di fans hanno preso d'assalto il forum ufficiale della casa editrice, rendendo noto il proprio disappunto riguardo l'epilogo che ha segnato la fine dell'eroe.
Sembrerebbe, infatti, che la piccola scappatoia utilizzata da Grant Morrison per far rispettare la promessa di voler riservare a Batman un destino peggiore della morte (la Sanzione Omega utilizzata da Darkseid, al contrario dei normali raggi, trasporta la vittima in una dimensione senza via d’uscita), non abbia suscitato il favore di gran parte dei lettori.
Le varie sconnessioni logiche tra "Batman R.I.P." e "Final Crisis", generate dal fatto che il finale definitivo della carriera del supereroe non abbia praticamente tenuto conto del ciclo appena concluso sulla sua testata, sono state l'ultimo pretesto per inferocire un giudizio già a priori abbastanza aspro.
Nei giorni scorsi, Morrison ha avuto modo di controbattere parte di queste critiche su Wizarduniverse.com, motivando alcune decisioni e difendendo, tra le tante, la scelta di far usare a Batman una pistola per uccidere Darkseid; l’autore scozzese ha dichiarato di aver voluto collegare la nascita dell'eroe (l’omicidio dei suoi genitori) con la sua morte, aggiungendo che il modo migliore sarebbe stato quello di farlo con l’arma che cambiò per sempre la sua vita.
A proposito di "Batman R.I.P.", lo scrittore ha dichiarato che gli eventi narrati sono stati un pretesto utile a causare lo smantellamento psicologico del personaggio, elemento fondamentale per ciò che succede in Final Crisis #6.
Morrison ha anche esaltato il significato dell’ultima parola pronunciata da Batman, “gotcha”, “beccato”. Quest’espressione è per l’autore il simbolo della fine della carriera di Bruce, che nei suoi ultimi attimi elimina la personificazione del male (Darkseid), rispettando dunque il giuramento fatto sulla tomba dei suoi genitori.
Il chiacchierato autore ha infine concluso l’intervista dicendo che Batman avrà futuro anche senza Bruce sotto il cappuccio.
Sebbene rimanga da precisare che in un contesto narrativo come quello fumettistico, la permanenza di uno status come la morte sia del tutto fine a se stessa (dato anche il possibile cavillo da sfruttare per far tornare l'eroe), la "morte di Batman" risulta essere uno shock di proporzioni incredibili per il panorama fumettistico mondiale.
Nel suo ciclo di storie sulla collana principale, Morrison ha messo a ferro e fuoco la vita del Pipistrello, in un’opera dalle sfumature deliziosamente cartesiane: cosi come il famoso matematico e filosofo francese, l'autore ha scosso le fondamenta di anni e anni di produzioni letterarie, ponendo in dubbio tutti i particolari principali del pantheon batmaniano.
Le aspettative celate dietro la scomparsa del personaggio erano, per forza di cose, altissime... Ma nonostante le premesse per una dipartita epica, la somma finale risulta ben al di sotto delle aspettative.
Sorvolando le note dolenti, andiamo ad analizzare gli aspetti positivi del lavoro dell'autore scozzese.
Anzitutto, gli va dato atto di aver portato a termine un progetto faraonico per il mondo dei comics: un lavoro tanto imponente quanto rischioso, soprattutto in considerazione dell'enorme mole di aspettative che si celavano dietro l'evento.
Da applausi lo splendido affresco psicologico offerto al Pipistrello che l'autore ha realizzato in R.I.P. .
Restando nell'ambito della maxisaga, è stato perfetto il momento della dipartita: Final Crisis è l'atto conclusivo della trilogia che ha segnato, più di tutte, l’universo editoriale della DC; la necessità di un avvenimento realmente sconvolgente era, a questo punto, una priorità basilare.
Apprezzabile la scelta di creare una relazione tra la fine dell'infanzia di Bruce Wayne, e la fine di Batman: sebbene l’autore scozzese abbia fatto violare al detective mascherato la sua regola più ferrea, la mossa è servita a render maggiormente epica la fine del personaggio.
Bello anche il simbolismo celato dietro l'eliminazione di un male personificato, in questo caso Darkseid, che riesce a concludere in maniera degna la sua crociata.
Gli aspetti positivi, però, finiscono qui.
Il primo motivo di disaccordo con le scelte di Morrison è l’esiguo numero di pagine dedicate allo svolgersi degli eventi: due tavole sono un insulto a settant'anni di storia e a mesi di speculazioni e teorie; oltretutto non si capisce neanche quale sia stata la causa di una scelta del genere, visto che, sebbene Final Crisis sia già di per se ricca di moltissimi altri spunti, finora abbiamo avuto modo di vedere Batman all’opera in pochissimi momenti.
Come se non bastasse, le poche pagine che segnano la sua fine, sono riuscite a rovinare il finale di R.I.P. e a togliere ogni connessione tra Final Crisis e il ciclo di storie precedente ad esso. Non si percepisce quale sia la ragione per la quale non si sia passati direttamente a Last Rites, evitando di dirci che Batman fosse scampato all'apparentemente fatale incidente sull’elicottero. Così facendo, oltre a sottrarre tutta la suspence sulle sorti del Pipistrello, si è danneggiato fortemente il fattore epico della vicenda.
Il terzo motivo, invece, è in relazione ad una delle poche cose buone fatte da Morrison su Final Crisis #6, e cioè quella di scegliere come assassino e vittima Darkseid: sarebbe stata una scelta perfetta se il tutto fosse accaduto nell’ultimo numero della crisi, come elemento decisivo per la fine delle ostilità.
Il colpo definitivo che ha reso la morte di Bruce così insipida, è stata la completa assenza di sorpresa per l'arrivo dell’eroe, nel luogo dove sarebbe andato incontro al suo destino.
In definitiva, un'occasione sprecata.
In passato, abbiamo avuto modo di assistere a molti altri eventi dello stesso calibro, che però, al contrario di questo, erano orchestrati magnificamente dal punto di vista risolutivo della vicenda: lo stesso Capitan America, ad esempio, dopo la caduta in disgrazia successiva a "Civil War", muore sotto il colpo di un proiettile; sebbene il pretesto narrativo della vicenda possa apparire ugualmente sterile, segna la fine della discesa verso gli inferi che era ormai diventata la vita di Steve Rogers, mantenendosi perfettamente in coerenza col resto della saga.
Lo stesso Superman, morto in una storia semplicissima, è deceduto in maniera commovente ed epica, meritandosi l'onore di un funerale alttrettanto straziante.
Batman può ancora sperare in questo, ma in una morte degna, ormai, non più.
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