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LE LEGGENDE DI BATMAN: FACCE |
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Legends of the Dark Knight #28-30 (1992)
Le leggende di Batman #4 (Planeta DeAgostini)
di Matt Wagner
A metà tra noir e grottesco, FACCE è una crime-story affascinante e ben orchestrata, con l’eccezione di alcune scelte narrative contraddittorie
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Matt Wagner (Grendel, Sandman Mystery Theatre, Batman e gli Uomini Mostro) incrocia la sua strada con l'uomo pipistrello per la prima volta nel 1992, anno in cui scrive e disegna da solo questa miniserie di tre numeri, affidando i colori a Steve Oliff (Spawn, Hulk, X-Men).
Intitolata emblematicamente "Facce", la storia in questione ci racconta una delle prime imprese dello sfortunato ex-procuratore di Gotham City, Harvey Dent, nei panni del suo alter-ego criminale. Due anni dopo la sua evasione dall’ospedale di Arkham, alcuni chirurghi plastici cominciano a morire in seguito ad attentati atroci, mentre un misterioso uomo d’affari ricatta un facoltoso amico di Bruce Wayne che sembra celare un orribile segreto.
Svestiti i panni dell’eccentrico milionario, Batman comincia a indagare nel tentativo di prevenire le mosse del suo rivale, ma si imbatte in un gruppo di individui deformi che hanno sposato la causa di Due Facce; l’uomo pipistrello presto si rende conto di dover fronteggiare un intero esercito di “freak” e reietti, in cerca di rivalsa nei confronti della società bella e perfetta che li ha emarginati.
La trama imbastita da Wagner si dirama simbolicamente in due direzioni: nella prima Gotham City fa da sfondo ad una storia degna di un film noir degli anni ’40, con tutti gli elementi classici che ne conseguono (cruenti omicidi in serie, intrighi e ricatti tra ricchi gentiluomini, una misteriosa e provocante dark lady); nella seconda il lettore assiste ad una parata di bizzarrie e mostruosità, rappresentata dai “deformi” e dalle macchinazioni di Harvey Dent, che rispecchiano meglio le ambientazioni ai limiti dell’horror che l’autore predilige. I più scrupolosi noteranno un forte richiamo con il film Batman Returns uscito diversi mesi prima.. Tuttavia il ruolo di protagonisti morali che Wagner riserva ai suoi freak -Due Facce compreso- e l’ambiguità che questo ruolo assume nell’evoluzione della storia è un incredibile valore aggiunto (particolarmente esplicative sono le toccanti rivelazioni nell’atto conclusivo, che ci fanno capire molto sulla reale natura di questi individui).
A prescindere dalla continuity, di cui Wagner tiene conto relativamente, risaltano alcune incoerenze vertenti su Batman: laddove nella prima parte l’insicurezza del vigilante risulta credibile e azzeccata, in seguito le facili scappatoie da situazioni delicate appaiono forzate e sbrigative; una narrazione più omogenea avrebbe certamente giovato all’economia generale dell’opera.
I disegni, impreziositi dalle tinte pallide e tetre di Oliff, contribuiscono concretamente alla resa visiva del grottesco show che prende vita sulle tavole; Wagner tratteggia volutamente le figure in maniera grezza e semplice, evidenziando l’affinità con i temi trattati nel fumetto.
In sintesi si può affermare che l’ottavo story-arc di questa serie non delude le aspettative e regala una piacevole lettura dal sapore “pulp”, intrisa di un’atmosfera che ben si addice ai personaggi che ne fanno parte, e nella quale l’autore riesce a muoversi senza grossi problemi. |

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