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Joker |
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Joker (2008)
Joker HC (Planeta DeAgostini)
di Brian Azzarello, Lee Bermejo
Il re del crimine esce dal manicomio e, per quanto rida, non è felice. Così inizia questo incandescente sguardo nel folle mondo e nella mente deviata di Joker
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Era il 1988 quando uscì quella che, fino all’anno scorso, era considerata la storia per eccellenza sul Clown del Crimine: The Killing Joke, di Alan Moore e Brian Bolland. In occasione del ventennale del capolavoro, per cercare di replicarne il successo è stato scelto Brian Azzarello. Lo sceneggiatore di Cleveland, già autore dell’acclamato “Lex Luthor: Man of Steel” nel 2005, era dunque avvezzo ad opere incentrate sui criminali; stavolta, però, ha dovuto anche fronteggiare lo spettro della graphic novel di Moore. Per affrontare questa titanica impresa, affidandosi al motto “squadra che vince non si cambia”, ha affidato la parte grafica a Lee Bermejo, già disegnatore della biografia sulla nemesi di Superman. I due avevano lavorato insieme, per quanto riguarda le pubblicazioni batmaniane, su Batman/Deathblow, nel 2003.
In “Joker”, l’arcinemico di Batman viene misteriosamente dimesso da Arkham, e trova all’uscita del manicomio Jonny Frost, sconosciuto sicario che funge da narratore della storia. Il Clown del Crimine è furioso, perché nel periodo di detenzione ha perso il controllo del suo parco giochi personale: Gotham City. Ha perso i suoi uomini, convinti che il soggiorno del loro capo ad Arkham sarebbe stato permanente. Ha perso la sua donna, Harley Quinn, ora spogliarellista in un malfamato bar della città. Così comincia la sua risalita, partendo da un’alleanza con Killer Croc e continuando con il ritorno di Harley, e a Gotham si sparge il terrore.
Ma comincia anche la scalata al potere di Jonny Frost, tanto smanioso di essere finalmente un nome che conta, nella criminalità gothamita. Si scende così in una spirale di caos che coinvolgerà tanto i nemici quanto gli alleati del Principe dei Pazzi, perché, come scoprirà presto Jonny, non c’è nessuna cura per il Joker: tranne un Batman.
Azzarello, oltre a riprendere splendidamente le cupe atmosfere di "Broken City", ha la felice intuizione di non cercare di analizzare il Joker in prima persona, ma attraverso occhi esterni, che studiano il Pagliaccio così come farebbe ognuno di noi “noiosi individui normali”. In questo modo riesce a fornire al lettore un criminale quasi inumano, psicotico più che mai, ossessionato da Batman e amante di sé stesso e della sua condizione mentale. Un Joker che non fa ridere, che perde pure quel pizzico di goliardia che aveva in “Killing Joke” - e per questo ancora più disturbante; caratteristica, quest’ultima, ottenuta anche grazie alle splendide matite di Lee Bermejo. Il disegnatore, con i suoi tratti crudi e oscuri, riesce a trasmettere perfettamente il clima vorticoso della storia, e accompagna minuziosamente ogni spunto dell’autore, avvalendosi del suo caratteristico realismo.
In conclusione, "Joker" è una storia all’altezza delle aspettative di qualunque appassionato di fumetti - e del protagonista in particolare - che può essere considerata, alla pari di “Killing Joke”, l’opera magna sullo psicopatico più famoso della letteratura disegnata americana. |

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